Quando un’azienda decide di “andare sul cloud”, spesso lo fa pensando che un provider come AWS, Azure o GCP possa prendere in carico tutto: infrastruttura, disponibilità, sicurezza, continuità operativa.

La realtà? Il cloud non è delega totale, è responsabilità condivisa.

E per molte aziende questa distinzione fa la differenza tra un’infrastruttura sicura e un incidente costoso.

Benvenuto nel Shared Responsibility Model.

Cos’è davvero il Shared Responsibility Model

Il principio è semplice, ma fondamentale:

  • Il provider cloud è responsabile della sicurezza DEL cloud
  • Tu sei responsabile della sicurezza NEL cloud

Sembra un gioco di parole, ma è una distinzione precisa e operativa.

Il provider mette in sicurezza il cloud

Parliamo di elementi che l’utente non può controllare:

  • infrastruttura fisica
  • data center e sistemi di accesso
  • rete e connettività
  • hardware e dischi
  • hypervisor e isolamento
  • continuità operativa e resilienza
  • patching del layer di piattaforma

In sostanza: il provider ti offre un ambiente sicuro dove costruire.

Tu metti in sicurezza ciò che costruisci nel cloud

Questa è la parte più delicata e spesso più sottovalutata:

  • configurazioni dei servizi
  • gestione delle identità (IAM)
  • permessi e ruoli
  • network e security group
  • cifratura dei dati
  • gestione e rotazione delle chiavi
  • backup e restore
  • logging, audit e monitoring
  • politiche di governance

Tutto ciò che configura il cliente diventa sua responsabilità.

Esempio pratico: il database

Un caso che spiega il modello meglio di mille slide.

Cosa fa il provider

Il cloud provider ti offre un database gestito e si occupa di:

  • replica dei dati
  • patching del motore
  • resilienza multi-AZ
  • sicurezza fisica e infrastrutturale
  • disponibilità e continuità operativa
  • storage cifrato a livello infrastrutturale

Cosa devi fare tu

Tu decidi:

  • chi può accedere al database
  • da quali IP
  • quali permessi concedere
  • se cifrare le connessioni
  • se abilitare audit log e monitoring
  • come gestire backup e restore
  • come definire reti e subnet

Ed ecco il punto più importante:

👉 Se apri l’accesso al database a chiunque (0.0.0.0/0), la responsabilità è tua. Non del provider.

Il provider protegge il database a livello infrastrutturale, ma non può impedire configurazioni sbagliate da parte del cliente.

È qui che il Shared Responsibility Model diventa reale.

Errori più comuni (e frequenti) nella sicurezza nel cloud

Ogni anno questi problemi causano incidenti, downtime, perdite di dati e danni reputazionali.

  • bucket storage resi pubblici per errore
  • security group troppo aperti
  • chiavi API caricate su GitHub
  • permessi IAM eccessivi (es. AdministratorAccess ovunque)
  • nessuna rotazione delle chiavi
  • logging disattivato
  • backup non configurati o mai testati
  • encryption disattivata
  • mancanza totale di governance

Quasi nessuno di questi deriva da problemi del provider. Quasi tutti derivano da configurazioni sbagliate lato cliente.

Responsabilità diverse: IaaS, PaaS, SaaS

Il grado di responsabilità cambia in base al modello di servizio.

IaaS (Infrastructure-as-a-Service)

Molto controllo, quindi molta responsabilità.

Gestisci:

  • sistema operativo
  • patching
  • configurazione rete
  • firewall
  • permessi

PaaS (Platform-as-a-Service)

Responsabilità condivisa.

Il provider gestisce il runtime, ma tu gestisci:

  • configurazione
  • accessi
  • permessi
  • networking

SaaS (Software-as-a-Service)

La responsabilità tua è minima, ma non nulla.

Tu gestisci:

  • utenti
  • ruoli
  • dati inseriti
  • policy di accesso

🔍 Perché è così importante comprendere il modello

Tre motivi principali:

1️⃣ La sicurezza nel cloud non è automatica

Non è “sicura di default”.

2️⃣ Il cloud è potente, ma richiede competenze

Puoi creare ambienti sicurissimi — o vulnerabili — con due click.

3️⃣ La maggior parte degli incidenti deriva da errori del cliente

Non da problemi del provider.

Conclusioni

Il cloud non ti rende automaticamente sicuro. Ti offre strumenti potenti, scalabili e affidabili… ma la sicurezza dipende da come li configuri.

Il Shared Responsibility Model non è solo una tabella su un manuale: è una mentalità.

Comprenderlo e applicarlo significa costruire infrastrutture sicure, resilienti e pronte a scalare.